Hide table of contents

This is an Italian translation of On "fringe" ideas

Domanda ricevuta dal blog

Cosa ne pensa delle parti più estreme dell'altruismo efficace?

Mi fa davvero arrabbiare quando le persone si definiscono “altruisti efficaci”, ma poi spendono tutto il loro tempo a scrivere saggi speculativi su, per fare esempi in cui mi sono imbattuto recentemente, come in realtà la salvaguardia della fauna selvatica è dannosa perché gli animali in natura soffrono. Voglio dire, è abbastanza divertente pensarci, ma i miei obiettivi come altruista efficace sono molto diversi da quelli di chi pensa che roba del genere sia anche solo comparabile con lo sviluppo globale o la sostenibilità a lungo termine. 

Mi chiedo tuttavia quale sia la sua opinione, visto che lei è nota per considerare le idee a prescindere da quanto estreme siano - cosa che apprezzo davvero.

La risposta di Kelsey

Una cosa che ha davvero influenzato il mio modo di pensare a queste cose è immaginare cosa sarebbe accaduto se l’altruismo efficace fosse esistito in vari altri momenti della storia. Avrebbe fatto qualcosa di buono, o sarebbe rimasto troppo ancorato alle assunzioni di ciascuna epoca?

Un movimento di altruismo efficace negli Stati Uniti degli anni ‘40 del 1800 sarebbe stato abolizionista? Se pensiamo che avremmo fallito nell’osteggiare la schiavitù, cosa dobbiamo cambiare, ora, come movimento, per essere sicuri di non sbagliare cose altrettanto importanti?

Un movimento di altruismo efficace negli Stati Uniti degli anni ‘20 avrebbe supportato l’eugenetica? Se pensiamo che avremmo sostenuto un movimento pseudoscientifico ed estremamente dannoso come le campagne di sterilizzazione dell’era progressista, quali pensieri o abitudini mentali ci avrebbero impedito di farlo? E li stiamo attivamente utilizzando, oggi?

Ritengo che, se vogliamo che l’altruismo efficace sia fortemente positivo — ovvero un movimento che farebbe del bene anche quando è inserito in società che compiono grandi atrocità, o società che sono orientate verso domande completamente sbagliate, o società che sono convinte di concetti “benefici” che sono in realtà terribili —, allora ci sono molti punti che dobbiamo considerare.

Prima di tutto, dobbiamo effettivamente fare cose che portano beneficio a chi ne ha più bisogno. L’anno scorso, le donazioni effettuate tramite GiveWell agli enti di beneficenza più consigliati (senza contare le donazioni da Good Ventures) sono aumentate a 65 milioni di dollari. Se questa cifra non fosse notevole, e non fosse in aumento, mi preoccuperei di star fallendo come comunità. Dobbiamo controllare di stare effettivamente facendo qualcosa per ottenere risultati reali. Dobbiamo davvero fare qualcosa.

In secondo luogo, dobbiamo continuamente monitorare eventuali segnali che indichino che ciò che stiamo facendo sia in realtà dannoso, considerando molteplici possibili prospettive. Questo include anche prospettive che non sono intuitive o che non sono condivise dalla maggior parte delle persone quando si pensa agli enti di beneficenza. Se i destinatari degli interventi non sono contenti, questo potenzialmente è un importante segnale d’allarme che qualcosa non sta funzionando. Se i nostri sforzi aumentano la sofferenza, anche se in qualche strano modo questa può risultarci difficile da prendere seriamente in considerazione, allora questo è un segnale d’allarme. Se c’è qualche entità che si assicura sistematicamente che noi non riceviamo notizie dai destinatari dei nostri interventi, questo è un segnale d’allarme. Sostanzialmente, dobbiamo valutare tutti i possibili modi in cui stiamo sbagliando, in modo tale che la risposta corretta ci sia quantomeno disponibile.

Poi, immagina qualcuno che a un gruppo di altruismo efficace negli anni ‘40 dell’Ottocento dicesse: “penso che i neri abbiano esattamente la stessa importanza dei bianchi e che dovrebbe essere illegale discriminarli in qualsiasi modo” o che qualcuno dicesse a un gruppo di altruismo efficace degli anni ‘20: “penso che i diritti dei gay siano davvero importanti”. Vorrei che fossimo una comunità che non avrebbe scacciato queste persone.  Penso che il principio al quale dovremmo attenerci è qualcosa del tipo: “se un’argomentazione spinge ad avere più attenzione verso entità che sono largamente considerate indegne di questa attenzione, allora, anche se questa argomentazione sembra abbastanza assurda, sostengo le persone che stanno conducendo ricerche in tal proposito. E se stanno facendo queste ricerche con l’intenzione di aumentare il più possibile il benessere di tutti, allora fanno parte del nostro movimento”.

Questi sono alcuni principi generali che vorrei fossero alla base di come funziona l’altruismo efficace. Voglio che consideriamo l’idea che la nostra società si sbaglia fortemente a riguardo di certe cose, voglio sostenere gli sforzi che portano ad avere più interesse, e voglio che stiamo davvero molto attenti a ciò su cui potremmo sbagliarci. Infine, per essere certa che tutto questo lavoro non sia così astratto da non poter effettivamente aiutare le persone, voglio che tutto quanto detto finora accada solo in concomitanza con la crescita delle risorse che assegniamo a priorità concrete. 

In altre parole, in ogni dato momento, spero che i nostri sforzi siano dedicati a obiettivi concreti e palesemente importanti — e allo stesso tempo, spero che avremo anche lo spazio per considerare argomenti più speculativi, e nello specifico per considerare:

  1. argomentazioni che spingono ad avere attenzione per cose di cui di solito non ci importa; 
  2. argomentazioni che sostengono che la nostra società stia facendo qualcosa di fondamentalmente e significativamente sbagliato;
  3. argomentazioni a riguardo di errori importanti che stiamo commettendo. 

Tutto questo spiega perché voglio che le persone si definiscano altruisti efficaci anche se il loro lavoro è molto speculativo e anche se si interessano a cose diverse rispetto a quelle che importano a me, a patto che stiano cercando di fare la massima quantità di bene nel mondo in un modo imparziale, focalizzato sui risultati e sull’ottimizzazione. 

Ciò significa che molti altruisti efficaci avranno obiettivi molto diversi gli uni dagli altri. E questo non è un problema. Se tutti gli altruisti efficaci condividessero una sola priorità, allora saremmo molto motivati a non cambiare idea, perché, se ci fossimo convinti che ci sia qualcosa di più importante da fare, dovremmo abbandonare il movimento. È più funzionale — considerato quanta incertezza ci sia nel definire le priorità più importanti — avere un movimento che accolga tutti coloro che cercano di fare la maggior quantità di bene possibile in un modo imparziale, focalizzato sui risultati e sull'ottimizzazione. 

Inoltre, penso che ci siano argomentazioni molto valide per sostenere che il campo della sofferenza degli animali selvatici sia meritevole di ricerca. Al momento le ricerche su come vivono gli animali, soprattutto quelli selvatici, sono molto scarse. Non c’è quasi alcuna ricerca sul cambiamento climatico, sulle misure di tutela ambientale o sul cambiamento della destinazione dei terreni che esamini gli effetti che tutto questo può avere sulla sofferenza degli animali. C’è un nuovo settore di ricerca che si concentra su queste domande, chiamato “welfare biology” (letteralmente, “biologia del benessere”). Penso che la ricerca di base in welfare biology, così come la ricerca di base in development economics (“economia dello sviluppo”) o quella in medicina, avrà un enorme impatto, tra un decennio, sulla nostra capacità di capire quali interventi siano una buona idea.

Così come voglio che le persone che sviluppano vaccini o che studiano lo sviluppo globale facciano parte di altruismo efficace, allo stesso modo voglio anche che le persone che fanno ricerca in welfare biology ne facciano parte. Questo non si basa sulle argomentazioni che ho esposto finora a riguardo del fatto che il lavoro speculativo vada bene in generale. Il nocciolo della questione è che “la welfare biology sembra un campo con importanti domande da ricercare, rilevanti per fare la massima quantità di bene possibile”. Sono impaziente di vedere come sarà questo settore tra dieci anni, anche se la maggior parte delle sue domande fondamentali sono piuttosto incerte, considerato il fatto che questo settore è nato solo recentemente.

Un’ultima considerazione: ci sono un sacco di problemi terribili nel mondo e ogni persona che si impegna per risolverli può lavorare fino a un certo limite, perciò è difficile non prenderla sul personale quando qualcuno sta sprecando il suo tempo. Dopotutto, se lo spendessero bene, potrebbero fare del bene! Ma penso che, a lungo termine, non sia sostenibile arrabbiarsi con le persone perché si sbagliano su cosa sia più importante. Uno dei più grandi cambiamenti nella mia modalità di pensiero negli ultimi anni è stato proprio questa crescente sensazione di come sia difficile arrivare a una vera comprensione delle cose, e di quanto la realtà sia complicata e densa di dettagli. Questo mi ha reso molto più semplice vedere persone che penso stiano completamente sbagliando strada ed essere comunque contenta che ci stiano provando, sperando che ci sia qualche frutto da raccogliere anche sul sentiero che hanno deciso di percorrere. Penso che ogni singola persona che si sta occupando di ricerca speculativa in altruismo efficace abbia davvero a cuore l’obiettivo di rendere il mondo un posto migliore e, anche se penso che molti di loro siano fuori strada, spero davvero che la loro ricerca gli insegni qualcosa di importante che io possa utilizzare per risolvere qualche problema. 

Comments
No comments on this post yet.
Be the first to respond.
Curated and popular this week
Relevant opportunities